Siete marce e ipocrite formiche,
attorno un seducente cadavere
brulicanti, sbranate inganno dei
sensi, edificate sofferenza,
daziando l’anima alla ammaliante
madre regina del nefasto regno
dei mille anni, attingente stille
dai rovi della Rosa, restituendo
a voi falso nettare. Eppure
vi basterebbe un così modesto
coraggio per discernere che quello
che state divorando è la vostra
orba, marcia, ipocrita carogna.
3 musicians got together and formed a musical creative unit, Central.
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Notai un petalo cader da un ramo,
piano, quasi un sorriso.
Increspò il lago e discosta una donna,
in silenzio, piangendo,
tergeva il sangue di un poeta. Io
mi inginocchiai a riva, con un bianco
drappo pulii la mia spada. Poi
guardai le crespe dissolversi adagio
e sul fondo mi vidi divenire
limpido come l’oro.
- Vedo la paura nei tuoi occhi, campione.
- Io credo di amarla.
- Sciocchezze! Le tue solite dannate sciocchezze.
- Sarà ma …
- Sbagli, campione, non esiste alcun “ma”, quello che esiste è il tuo obbiettivo, limpido e
fulgido, che ti chiama a sé e ti sussurra parole dolci e ti assicura una felicità che lei non può
darti.
- Cosa ne sai di cosa può darmi?
- So cosa vuoi.
- Mi stai chiedendo di rinunziare all’amore.
- Sì, per ottenere tutto il resto. E non te lo sto chiedendo ma ti sto solo esortando.
Non rispose nulla, abbassò lo sguardo, mani in tasca, e poi disse
- Fammi sedere un attimo,
- Bravo, è proprio ciò che ti serve. Siediti un attimo e rifletti. Nel mentre vado a prenderti da
bere.
Lasciai Claudio lì, seduto sul divano, con il gomito destro sullo schienale, a scrutare fuori dalla
finestra tra tutti quegli invitati e mi diressi verso il bar. Atteso che l’uomo dietro il bancone servisse
due ragazze, gli sorrisi e gli ordinai due bicchieri di nerello maschalese. Dopo che me li diede
passai in mezzo a due donne, incrociai lo sguardo intenso di una, mi fermai e le dissi piano
all’orecchio
- Sei bellissima.
Senza aspettare risposta andai oltre, diretto verso Claudio. Lo vidi nell’identica posizione di come
lo lasciai pochi minuti fa, così assorto che mi indusse a fermarmi a ricordare di una notte spesa a
contemplare lo stretto e nella quale mi disse
- Marco, non vidi mai nevicare a Natale. So bene che aspettarsi questo a Messina è quasi una
speranza vana ma, fin da bambino, spero ogni volta che questo mio così innocente desiderio
possa realizzarsi. Vorrei sorseggiare un buon bicchiere di vino, accanto al mio albero di
Natale, la notte della Vigilia, e contemplare, attraverso il vetro della portafinestra, la neve
cadere languida sul mio giardino, osservare quei candidi fiocchi volteggiare pacatamente in
cielo, perdermi tra le loro innumerevoli schiere e bere la loro pace.
- E chiedere loro un tocco di dolcezza e poi di coprire ogni cosa, ogni rumore così da poter
ascoltare indisturbati il respiro di Dio.
Sorrisi a quei ricordi, poi finalmente gli diedi il suo bicchiere, che prese alzandosi, guardandomi
negli occhi.
- Allora, campione, - gli dissi – ora non vedo più paura nei tuoi occhi.
- E cosa vedi? – mi chiese dopo un sorso di vino.
- Vedo risoluzione.
- Per tutta la vita mi limitai a desideri innocui e irrealizzabili, ora non mi trovo di fronte a uno
di questi ma a un preciso obbiettivo e che sia senza conseguenze per gli altri o no non mi
preme più.
Gli sorrisi e lo guardai allontanarsi da me per dirigersi verso Giulia. La interruppe nel mezzo di una
conversazione, carezzandole da dietro una spalla e sussurrandole qualcosa all’orecchio. Lei gli
sorrise e infine li vidi uscire dal salone, verso il corridoio. Sapevo dove stavano andando e non
potevo perdere quell’occasione. Così uscii in giardino, discosto in un cono d’ombra vidi il nonno di
Giulia fumare un sigaro e parlare con due suoi amici, lo sorpresi alle spalle e gli dissi a bassa voce
- Finalmente Claudio si è deciso per parlare con Giulia.
- Davvero? – me lo chiese con viva gioia, quasi fosse un bambino.
- Sì, signor Collodi, che ne dice se, in tutta innocenza, andiamo a spiarli un po’?
- Sei impazzito, ragazzo. Ci vedranno sicuramente.
- Si fidi di me. Venga.
Lo presi a braccetto e, facendo il giro della casa, ci fermammo dietro un cespuglio vicino la camera
di Giulia dal quale potevamo osservare tutta la scena. Claudio e Giulia erano in piedi, abbracciati,
lui le carezzava il viso e la baciava dolcemente mentre le diceva qualcosa, poi la fece sedere sul
letto, facendole cenno di attendere. Dopo di che Claudio uscì in giardino.
- Dove sta andando, giovanotto?
- A prendere qualcosa in macchina, ne sono certo.
- Ah, guarda come la mia nipotina aspetta lì seduta,
- È tenerissima, davvero. Shh, Claudio sta tornando.
Vidi Claudio rientrare nella stanza di Giulia con un grosso pacco regalo sotto il braccio, poi si
chiuse la finestra alle spalle e sedette accanto alla sua donna.
- Dici che le sta per chiedere la mano?
- Oh, le chiederà molto di più,
- Giovanotto, - sbottò scherzosamente il nonno di Giulia – non dimenticare che stai parlando
di mia nipote.
Non risposi nulla e osservai Claudio aprire da sé quel pacco, estrarre un fucile a canne mozze e
puntarlo sulla fronte di Giulia.
- Cosa diavolo, - fece il signor Collodi senza riuscire a terminare la frase.
Sorrisi alla fredda risoluzione di Claudio e premei la pistola, che avevo estratto quando Claudio fece
altrettanto col fucile, sul petto del vecchio e gli dissi piano
- Ora, signor Collodi, la prego di telefonare a sua moglie e di comunicarle che Claudio e
Giulia, avendo un annunzio da fare, gradirebbero che lei raccogliesse tutti gli invitati,
compresi camerieri e cuoco, in salone, in attesa.
- Non scherzate con me,
- Non scherzi lei, signor Collodi. Le faccio notare come Claudio ha un grosso fucile puntato
sulla esile sua nipote e come guarda nella nostra direzione aspettando un mio cenno.
- Maledetti, cosa volete? Ditemelo e facciamola finita,
- Non c’è fretta, signor Collodi. Intanto chiami la sua signora.
Si strofinò il viso con la mano destra, mi guardò afflitto e poi disse mesto
- Va bene.
Il nonno di Giulia estrasse il cellulare dal taschino interno della giacca, chiamò un numero in
rubrica e disse, guardando il mio sorriso,
- Cara, riunisci tutti in salotto, ospiti e servitori, che Claudio e Giulia hanno qualcosa di
importante da dirci.
Chiuse la chiamata senza attendere risposta e gli feci
- Grazie, signor Collodi. Ora uniamoci ai due teneri amanti.
Spinsi il signor Collodi verso la camera della nipote, vi entrai con calma e dissi, rivolto a Claudio,
- Il signor Collodi è stato così gentile da chiamare la sua signora per far riunire gli ospiti, così
possiamo direttamente accomodarci in salotto come pattuito.
Claudio annuì, poi disse a Giulia, mentre si straziava le mani in gesti nervosi,
- Ora alzati lentamente e precedimi, senza fare alcuna follia.
Uscimmo dalla camera dalla porta interna, attraversammo il corridoio, con Giulia davanti a noi di
qualche metro, la quale fu accolta, appena entrata in salone, da delicati applausi d’incoraggiamento,
che si spensero subito alla visione di Claudio con quel suo fucile. I due si fermarono in mezzo alla
grande sala, li superai, sempre tenendo a braccetto il signor Collodi, e, inginocchiandomi, sorrisi a
un bambino, gli presi un cappello da Babbo Natale dalla testa e lo indossai. Poi mi rivolsi alla sala
- Miei cari signori, in quel grosso pacco regalo che vedete ai piedi dell’albero di Natale vi
sono delle corde e dei bavagli. Immaginerete sicuramente la noia che mi comporterebbe il
legarvi personalmente uno a uno. Dunque ora incaricherò la signora Collodi di prendere quel
graziosissimo pacco, di aprirlo e di consegnare a ogni donna le corde e i bavagli. Codeste
signore dovranno poi, cortesemente, legare i loro mariti o compagni, di modo che alcun
uomo rimanga libero. Fatto ciò la signora Collodi farà altrettanto con le donne e finalmente,
dopo aver legato da me la padrona di casa, ah mi permetta di ringraziarla per l’ottima serata,
passerò a sincerarmi dei legacci. Ora, signora Collodi, la prego di procedere.
La signora nonna di Giulia rimase immobile e sconvolta, così dovetti ripetermi
- Per favore, signora Collodi, non faccia attendere i suoi ospiti.
Attesi ancora qualche istante poi, mentre picchiai d’improvviso in faccia suo marito, urlai alla
signora
- Forza!
La signora si portò le mani al viso, piagnucolò un istante poi si mise all’opera. Mi bastò solo
qualche altro piccolo sollecito per far sì che tutto si svolgesse secondo le mie volontà. Quando finii
di controllare l’ultimo ospite mi rivolsi a Claudio,
- Su, campione, ora fatti accompagnare dalla tua cara alla cassaforte.
- Lei non conosce la combinazione. – disse apprensivo il nonno.
- Certo che la conosce, lo confessò una volta lei stessa al suo Claudio. Non è così, Giulia?
La ragazza si limitò ad abbassare la testa, senza dir nulla, sempre straziandosi le mani. Claudio la
esortò con un gesto ma prima che uscissero dal salone fermai Claudio,
- Ah, campione. Non dimenticare i sacchi. Sono nella scatola.
Mentre i due si diressero verso il piano di sopra ne profittai per immobilizzare il signor Collodi e
per intrattenere gl’invitati.
Stavo fumando una sigaretta nell’ammirazione dell’albero di Natale, complimentandomi con la
signora Collodi per la dolcezza che riuscì ad infondergli, quando sentii alle mie spalle un forte
sparo. Mi voltai e vidi Giulia con in mano sacchi colmi e poco più avanti Claudio, col fucile puntato
ancora verso di me. Mi accasciai al suolo inconsapevole, insensibile al dolore. Claudio mi si accostò
e disse piano
- Mio dolce amico, ciò che mai capisti è quanto, senza l’amore, sia impossibile la
realizzazione della nostra prima volontà.
Poi lo vidi sfocato uscire di casa insieme alla sua donna e il mio sangue scorreva caldo sul
pavimento, rispecchiando le mille luci dell’albero, le quali mi parvero vivida neve. Chiudendo gli
occhi tornai a pensare a quella sera quando contemplammo lo stretto di Messina. Ricordai cosa
Claudio, continuando a fissare il mare, mi disse quando mi voltai verso la macchina per tornare a
casa,
- Sai cosa si dice dei fiocchi di neve?
- Cosa?
- Che non ve ne è uno uguale all’altro.
- Sì, credo sia vero.
- Ma per quanto possa esserlo, quando questi cadono tutti al suolo diventano solo una grande,
immensa, bianca distesa di neve.
-IL PREZZO - Le strade
è una storia che parla di un eroinomane che viene escluso da qualsiasi dinamica sociale, diviene outsider per quello che fa e non per quello che è
I
Atis
Destommi l’urlo del mio dolore,
al lume della Luna vidi tracce
di purpureo sangue dal giaciglio
mio muovere. Inutili, oh, io,
che attimi resi, ch’ancor figuravami -
per cosa poi? – la meta di quell’eco
cremisi, mossi obliati passi lungo
esso, immerso in tenebra liquida,
ella vidi, pascente un vivo cuore,
che, sorridente, d’un tratto dissemi:
“Dove finisce la tua ipocrisia,
dove principia la tua virtù?”
Che forse sia io il tredicesimo?
II
La bestia millenaria
“Bàstiti non ancor l’argenteo lume,
volgiti al Sole, ora,
àrditi i lumi col di lui riflesso.
All’abisso discendi,
l’antico eroe, Prometeo, scatena.”
Chi fosse chiesi - forse.
“Io son la vacuità come tu hai
bisogno di vederla”.
III
Prometeo avvelenato
Ridestomi tra polveri dell’alta
costiera più profonda ch’i’ conosca.
E ‘l terso cielo, figurante immagini
della mia follia, staglia assurdo
l’urlo mio allorché la gigantesca
vedetta apparemi. “Conoscerai”,
dicole, “il dolore e avrà esso il mio
nome. Sanguina ora il tuo veleno.
Perisci per dalle tue ceneri
risorgere tra polveri assenti,
sotto un cielo senza immagini.”
Quando ho cominciato a non credere più in me? Non riesco a ricordare il momento
preciso. Più mi sforzo e più sembra impossibile poterlo individuare nei corridoi vuoti
del passato.
Mauro a breve si laureerà. Siamo seduti nella mia due posti parcheggiata vicino casa
sua. Sono le quattro del mattino e siamo appena tornati da Santa Margherita. Mi parla
della confusione. La confusione dell’ultimo periodo. Chiama il suo problema la
“canalizzazione”. Usa il termine in maniera del tutto impropria ma ne è totalmente
compiaciuto. La difficoltà sta nel trovare il canale giusto, afferma. Canalizzarsi
correttamente nella società. Credo parli di lavoro, del modo di trovarlo in breve
tempo. Non recepisco tutto. Sono leggermente distaccato e lui è davvero confuso
come dice.
Preferiresti trovare lavoro in Italia o prendi seriamente in considerazione l’ipotesi di
andare in California? gli chiedo. All’Estero penso che trascureresti la tua vita privata
privilegiando quella lavorativa. Credo che frequentare persone che abbiano una
cultura, dei modi di fare e soprattutto una lingua diversa dalla nostra limiti parecchio i
rapporti umani che potrai istaurare. Non fraintendermi, non intendo dire che
rischieresti di chiuderti in casa o che non possa conoscere della gente simpatica ed
interessante. Tutt’altro. Dico solo che le amicizie, gli amori e qualunque tipo di
legame possano essere minati nelle loro stesse basi, e tu realmente impossibilitato nel
raggiungere quella profondità e quella comprensione che solo due persone dalle
origini simili possano maturare. Io sarei spaventato.
Sa di esserlo. Ho paura ma anche tanta curiosità. Se una volta laureato ti proponessero
di girare un film in Italia e uno a Hollywood quale sceglieresti?
Perché l’unico sentimento che riesco a provare è la paura? Anche se in ballo potrebbe
esserci il più grande sogno della mia vita l’unico sentimento è la paura. Neanche un
minimo di curiosità? Ci penso. Scandaglio dentro di me. Spero vivamente di trovarla.
Mi rendo conto che al momento non ne dispongo. Tutto ciò mi fa stare malissimo.
Come posso essere così spaventato dall’idea d’intraprendere la strada verso un sogno?
Come ho fatto a perdere la fiducia? Non riesco più a puntare su me stesso.
Il pensiero diventa ingombrante, pesante, soffocante. Il cervello si discosta quel che
basta per annebbiarmi la vista e sfocare quello che si trova oltre il parabrezza.
Agguanto tutte le forze ed emetto poche parole. Metti da parte i dubbi, nel caso in cui
tu abbia la possibilità devi assolutamente andare.
Fumiamo silenziosamente una sigaretta. A sprazzi Mauro parla del più e del meno.
Non lo ascolto. Sono concentrato, allertato. Non posso, non riesco, non voglio
formulare alcuna riflessione. Guardo un po’ la cicca tra le dita e un po’ fuori dal
finestrino mezzo aperto dal quale entra fresca aria mattutina. Ho leggeri brividi e
sento il fumo che mi graffia la gola. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento a domani.
Dobbiamo necessariamente vederci perché il giorno seguente partirò per tornare a
Roma. Mentre lui cerca le chiavi nella tasca del giubbotto metto in moto e vado via.
Guido lentamente e attentamente. Cerco disperatamente di mettere a fuoco il punto nel
quale due neuroni non collimano più provocando scintille. Il punto dove si è aperta la
piccola crepa. Il punto della situazione. Il punto.
- APERTI AL MORALISMO - Le Strade
LE STRADE denunciano l’ipocrisia generale di chi insulta senza essere capace di una critica costruttiva, senza avere cognizione di causa, e mostrano la facilità con cui in Italia chi è posto al ruolo di decisore assume atteggiamenti contrari a ciò che lui stesso sostiene.
Ch’io, senza requie, se non breve posa,
Sanguinava e uccideva, pur lontano,
Mai perdonasti, ancor ascosa
Fra l’ombre del ricetto mio vano,
E vagheggiai i tuoi lumi e tra varchi
E tra alte mura, finché lessi piano
I versi che dittasti puri e carchi
Di luce, sì d’abbagliare occhio acerbo.
E a nulla valse ascender alti e parchi
Valli, a nulla valse il mio nerbo
Blandir, secondar, no, a nulla valse
Il disperato anelar fresco verbo,
E, se ieri l’antica veste mi assalse,
Oggi mi strazio e costringo a notarti.
Unico e sol avanzo parmi false
Virtù ‘e dovizie che l’oscure arti
Dan lo santo sembiante tuo a balba
Femmina, e affannato dagli sparti
Colpi arguisco de’ primordi l’alba.